martedì 12 maggio 2009

Serata mariana ...dalle straripanti emozioni


Annunciata come un “evento” nell’ambito parrocchiale, la serata di lunedì 11 Maggio c.m. denominata - I Misteri del rosario nell’arte sacra – è risultata essere una autentica emozione religiosa, culturale e memoriale.
Questo si può affermare perché ribadito non solo dai commenti e dalle suggestioni dei vari protagonisti, ma soprattutto dai ringraziamenti e dai gioiosi complimenti e approvazioni da parte di tutti i presenti, in silenziosa partecipazione fino ai convinti applausi finali.
Emozione religiosa: effetto dei Tre Momenti di devozione in cui si è pregata la Vergine Maria attraverso le letture evangeliche che ricordano la sua vita terrena; frutto della declamazione dei brani di spiritualità mariana tramandataci da tre santi giganti d’amore per Maria: S.Luigi M. Grignion de Montfort, S.Alfonso M.de’ Liguori e S. Massimiliano M. Kolbe.
Emozione culturale: molto presente in ogni momento, fin dall’accoglienza con l’Ave Maria di Schubert proposta dalla suadente voce luci e ombre di Noah. Inoltre tutte le letture venivano quasi visualizzate dalle immagini sacre della Madonna proiettate sulla parete dell’abside, sotto la grande vetrata. Brividi continui ammirando la Madonna del Pinturicchio in apertura di serata, l’Annunciazione del Beato Angelico, La Crocifissione con Maria e S.Giovanni di Antonello da Messina e di Giovanni Bellini, la Madonna del Parto di Piero della Francesca, la Madonna del Latte di Marco Zoppo, l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, Le Nozze di Cana di Giotto e molte altre immagini della nostra tradizione rinascimentale e barocca: chiudeva la proiezione la gloriosa Assunta del Tiziano con tanto colore e tanta partecipazione popolare espressa dal dipinto.
Le letture inoltre, erano sottolineate in sottofondo da una musica per pianoforte del nostro concittadino Maurizio Ruggiero.
Emozione memoriale: oltre alle immagini che ci portavano agli studi della nostra giovinezza o ad interessi ancora attuali, è stata particolarmente feconda di emozioni la presenza del Coro Amici del Gregoriano, che con i canti dell’antica liturgia claustrale ha con semplicità solennizzato il senso della serata mariana. Il canto gregoriano è preghiera, è cultura che proviene da anonimi e geniali autori medievali, è memoria formativa per quanti nella loro infanzia o giovinezza hanno cantato o ascoltato queste melodie durante le cerimonie religiose.
Oltre alle quattro preghiere del rosario – Ave Maria – Gloria Patri – Pater noster – Salve Regina – il Coro ha proposto il Missus est Angelus dalle ardite escursioni vocali fuori rigo, ma di forte ispirazione spirituale. Il passo evangelico dell’Annunciazione è sorretto da una melodia inarrivabile per trasporto e profondità espressiva del timore di Maria dinanzi alla divina maternità.
Il Salve Regina popolare ha coinvolto nel canto tutta l’assemblea, proprio per esprimere e liberare l’emozione di tutti nel sentirsi protagonisti attivi di una serata mariana da tener viva dentro il proprio animo.
Protagonisti della serata.
Il Parroco, P. Francesco, che ha curato la scelta e la proiezione delle immagini sacre utilizzando da vero programmer le sconfinate risorse dell’informatica e promotore dell’originale ora di devozione mariana. Hanno collaborato con lui Fratel Fabrizio e Fabio Fiamberti.
Ivan Castelli, animatore e interprete di tutte le letture in sapiente armonia con i testi, le immagini e le musiche.
Matteo Gianinetti, tecnico del suono e delle musiche di sottofondo
Coro Amici del Gregoriano, con il Maestro Giancarlo Masciocchi e l’organista Rocco Cortez: per il Coro la chiusura più gratificante e prestigiosa del proprio anno sociale. Ad multos annos!
Paolo Mason

domenica 3 maggio 2009

In margine alla GMP per le Vocazioni

In margine alla Giornata Mondiale di Preghiera per le vocazioni invito a leggere questa inchiesta ripresa dal giornalista Gianni Barbacetto.
Buona lettura! P. Francesco

La messa è finita

La chiesa cattolica non è mai stata così forte, non ha mai avuto un consenso così ampio (anche tra chi non crede). Eppure si avvia verso l'estinzione: per mancanza di preti. Lo dice uno studio socio-demografico della Fondazione Agnelli, benedetto dai vescovi italiani Don Pietro è un parroco. Dirige una parrocchia vicino a Frosinone. Parla un italiano perfetto e solo un leggerissimo accento rivela che proviene da quella che una volta era chiamata Est Europa: è nato 38 anni fa in un paesino della Polonia, che oggi è Europa a tutti gli effetti. «Sono arrivato in Italia a 19 anni, per studiare teologia a Roma e diventare sacerdote», racconta. «Poi, una volta ordinato prete, sono rimasto in Italia, incardinato nella diocesi di Frosinone, di cui dirigo anche qualche ufficio di curia». Gli manca la sua Polonia, ma sa di essere più utile qui: «Sì, in Italia mancano i preti. Pensi che nelle parrocchie attorno alla mia», dice don Pietro, «i sacerdoti sono quasi tutti attorno agli 80 anni». La Chiesa cattolica non è mai apparsa così forte e autorevole, nella società italiana. In questo inizio di terzo millennio, i laici (o laicisti, come li chiamano i cattolici) sembrano scomparsi. Peppone non litiga più con don Camillo. A destra come a sinistra c'è un comune riconoscimento del ruolo del cattolicesimo nella nostra cultura. Quando vescovi e cardinali parlano, trovano sempre molto rilievo su giornali e tv e il papa gode di un'attenzione mediatica che non conosce crisi. Chi prevedeva che Ratzinger non riuscisse a reggere il confronto con Wojtyla è stato smentito. Non solo: i più strenui difensori del papa e della Chiesa cattolica sono diventati, paradossalmente, intellettuali (da Giuliano Ferrara a Marcello Pera) che ieri si proclamavano atei, magnificavano il libero pensiero, erano incalliti mangiapreti e oggi hanno scoperto la profondità della cultura religiosa, il mistero insondabile della fede e soprattutto le radici cristiane dell'Europa e dell'Occidente. La religione da sventolare come bandiera politica? Forse, ma comunque da sventolare e tenere alta sui pennoni. Ma c'è un però. La Chiesa, che oggi appare così forte, non è mai stata così debole. Cresce la strana pattuglia degli atei devoti, aumentano i suoi rumorosi difensori politici, ma calano i fedeli. Il papa è applaudito nelle piazze e "passa" spesso in tv, ma le chiese si svuotano. Di più: la crisi di vocazioni sta inaridendo il ricambio dei preti, sempre in minor numero e sempre più vecchi, come ci dimostra la storia di don Pietro, il prete polacco approdato a Frosinone per dare man forte a una diocesi in difficoltà. E se la Chiesa cattolica romana si stesse avviando verso l'estinzione? L'ipotesi è paradossale. Ma i numeri della scienza statistica danno qualche sostegno al paradosso. La progressiva e inarrestabile decrescita dei preti, come il loro costante invecchiamento, sono certificati da una accurata ricerca della Fondazione Giovanni Agnelli curata dal professor Luca Diotallevi e da Stefano Molina, presentata in un volume fitto di dati e tabelle, ma dal titolo che incrocia, nell'evocazione, geometria e vangelo: La parabola del clero. Uno sguardo socio-demografico sui sacerdoti diocesani in Italia . Primo shock: i preti diventano sempre più vecchi. L'età media dei sacerdoti diocesani in Italia è ormai di 60 anni. Il record di anzianità è delle Marche (età media 64 anni), seguite da Piemonte (63,7) e poi, via via, da Emilia, Liguria, Umbria, Triveneto, Toscana, Sardegna, Sicilia, tutte regioni in cui i preti hanno un'età media superiore ai 60. Più giovane - si fa per dire - il clero in Lombardia (età media 58 anni) e poi in Abruzzo e Molise, Campania, Puglia, Basilicata. Il record di gioventù va a Lazio e Calabria, con un comunque poco consolante 54 anni e mezzo di media. Secondo shock: è sempre più difficile rimpiazzare i preti che se ne vanno. In Italia il 40 per cento di chi esce dalla parrocchia (per pensionamento, per invalidità o per decesso) non viene sostituito. In alcune regioni la situazione è drammatica: nelle Marche e in Piemonte le uscite sono tre volte le entrate. Appena meglio in Lazio, Calabria e Puglia. Così così in Lombardia. Terzo shock: i preti diminuiscono in tutta Italia. Oggi sono poco meno di 32 mila i sacerdoti diocesani. Un terzo di essi (10 mila circa) sta in Lombardia e Triveneto (Umberto Bossi direbbe: in Padania). Poi 2.700 stanno in Piemonte, 2.500 in Emilia-Romagna, 2.200 in Sicilia, altrettanti in Campania, in Toscana, nel Lazio. Attenzione, però: i preti erano 69 mila (più del doppio) agli inizi del Novecento, a disposizione di una popolazione di appena 33 milioni di italiani. Insomma: c'era 1 prete ogni 500 abitanti. Oggi la popolazione in Italia ha appena raggiunto i 60 milioni di persone, dunque c'è un prete ogni 2 mila abitanti (per la precisione, 0,53 ogni mille). Certo, le statistiche ci dicono che in Italia ci sono più sacerdoti che ostetriche (0,26 per mille abitanti), più preti che ricercatori universitari (0,36 per mille abitanti). Ma ci sono meno sacerdoti che odontoiatri (0,60 per mille abitanti), che psicologi (0,66 per mille), che commercialisti (0,89 per mille abitanti). E naturalmente meno preti che insegnanti (sono 21,4 ogni mille italiani). Non tutta l'Italia è uguale. Va peggio nel centro-sud, soprattutto in Puglia, Sicilia, Lazio e Campania, dove i sacerdoti ­- dicono le statistiche - sono sotto lo 0,5 ogni mille abitanti. Va meglio invece nel centro-nord e soprattutto in Umbria, nelle Marche e nel Triveneto, regioni in cui ci sono 0,8 preti ogni mille abitanti. Bene, dunque? No, perché maggior densità vuol dire anche maggior anzianità: nelle zone d'Italia dove ci sono più preti, questi sono più vecchi. Se i preti diocesani non stanno bene, non stanno meglio neppure gli ordini religiosi, i frati, i monaci (20 mila persone complessivamente). Statistiche e numeri precisi in questo campo non ce ne sono, ma è un fatto che si svuotano anche le case religiose, i conventi e i monasteri. Che fare? Chi resta deve rimboccarsi le maniche e "lavorare" di più? La domanda è cinica ma concreta: la diminuzione degli addetti in tanti settori del mondo del lavoro è bilanciata dall'aumento della produttività; ma questo si può fare anche per il "lavoro" di preti, frati, monaci, suore? Risposta difficile. Innanzi tutto perché si tratta di un "lavoro" assolutamente particolare, fatto di riti ma anche di insegnamento, di relazioni, di testimonianza, di esempio di vita... E poi perché per i sacerdoti l'organizzazione del lavoro è molto articolata. In Italia ci sono 26 mila parrocchie. Dunque già oggi nel nostro paese operano, in media, 1,2 preti a parrocchia. Se questo rapporto diminuirà fino ad arrivare sotto l'un sacerdote per parrocchia, le parrocchie rimaste senza prete dovranno chiudere. O si dovranno affidare a preti che stanno nella parrocchia accanto e andranno "in trasferta" a celebrare qualche rito (la messa, la confessione, matrimoni e funerali). All'estero va anche peggio. Sì, fuori dai confini dell'Italia la situazione è ancora più grave. Anche in paesi tradizionalmente cattolici come la Spagna e il Belgio: oggi i preti sono solo 0,46 ogni mille abitanti. E ancor più in Francia e Austria: hanno soltanto 0,31 sacerdoti ogni mille abitanti. La Chiesa rischia davvero l'estinzione? Meno male che c'è il "clero d'importazione", o "clero immigrato". Le definizioni non sembrino irriguardose: sono le definizioni ufficiali usate nelle ricerche demografiche e sociologiche. In Italia ci sono 1.500 sacerdoti stranieri, nati all'estero ma incardinati nelle diocesi italiane. Mica pochi: sono il 4,5 per cento dei preti diocesani. La regione con più preti stranieri è il Lazio, dove sono ben 462 (il 21,3 per cento del clero totale). In Toscana sono 230 (il 10,3 per cento). Nel Triveneto sono 106, un numero che pesa però solo per il 2 per cento del clero. Nell'Abruzzo e Molise sono 105, in Umbria sono l'11,8 per cento. I freddi numeri sui preti stranieri non raccontano le difficoltà concrete che incontrano. Difficoltà culturali: non sempre un prete proveniente da un ambiente diverso e da una diversa cultura riesce a entrare in perfetta sintonia con la sensibilità, le attese, le difficoltà dei fedeli italiani. In più -non si può negarlo - ci sono difficoltà di accettazione. Ha fatto clamore, l'ottobre scorso, il caso di padre Joseph Moiba, 37 anni, nato in Sierra Leone e cacciato dalla sua parrocchia, a Oppdal, nella civilissima (e protestante) Norvegia. Senza arrivare al rifiuto razzista del prete nero, anche in Italia a volte scatta il pregiudizio, magari inconscio, del cristiano italiano nei confronti del sacerdote "arrivato da fuori", ritenuto da alcuni incapace di comprendere i problemi e inadeguato a ricevere le confidenze più intime. Da dove vengono i preti nati all'estero? Dalla Polonia innanzitutto, come don Pietro: «Accolto benissimo dai miei parrocchiani». In totale, sono 232 i sacerdoti prestati all'Italia dal paese di Wojtyla. Poi dallo Zaire: 96. Dalla Colombia: 86. Dall'India: 82. E poi dalla Romania, dal Brasile, dalla Nigeria, dalle Filippine, dall'Argentina, dal Venezuela, dal Congo... Ma anche da Francia, Stati Uniti, Germania, Svizzera... I preti stranieri sono molto più giovani, hanno un'età media molto più bassa dei locali. Saranno loro la salvezza della Chiesa cattolica? Intanto però, anche con i rinforzi stranieri, la diminuzione del clero continua inesorabile. Lo dimostra una simulazione statistica realizzata dai ricercatori della Fondazione Agnelli: per mantenere l'attuale numero di preti, mantenendo inalterati gli attuali volumi d'ingresso, in Piemonte i preti dovrebbero restare in servizio 108 anni dopo la loro ordinazione, 118 nelle Marche. Evidentemente impossibile. Dunque il calo è inevitabile. Anche perché ogni anno arrivano sempre meno nuovi preti: le ordinazioni sacerdotali sono in caduta dal 1999: quell'anno erano 550, sono scese progressivamente fino alle 435 del 2003. I dati ufficiali si fermano a quell'anno, ma la tendenza alla diminuzione è confermata, informalmente, anche per gli anni seguenti. Di quei 435 nuovi sacerdoti, ben 77 (quasi il 18 per cento!) sono stranieri. Gli altri da dove vengono? Basilicata e Calabria sono le regioni più generose, seguono Abruzzo, Puglia e Liguria. Ultime: Sardegna, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana. Ci sono regioni che addirittura esportano preti (Sicilia, Sardegna, Puglia, Lombardia...) e regioni che invece (come Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo...) sono costrette a importarli da altre zone. Come andranno, dunque, le cose tra dieci, vent'anni? Anche se continuassero a entrare ogni anno circa 500 preti, il calo sarebbe costante, a causa delle uscite. I 32 mila preti di oggi diventerebbero, secondo i calcoli statistici, 28 mila nel 2013, 25 mila nel 2023 (e di questi, 2 o 3 mila saranno stranieri). Le cose andranno peggio se continueranno a calare anche le ordinazioni. Drammatica la situazione in alcune regioni, come la Lombardia, dove il calo sarà almeno del 20 per cento, o come il Piemonte, dove sarà addirittura del 40 per cento. Tengono solo Lazio, Basilicata e Calabria, mentre i preti d'importazione passeranno dall'odierno 4,5 per cento a un sostanzioso 10,3. In realtà le cose andranno anche peggio, e per una ragione non religiosa (il calo delle vocazioni), ma prettamente statistica: in Italia c'è una progressiva diminuzione demografica dei maschi. Diminuisce la platea da cui attingere i preti, che per la Chiesa cattolica possono essere solo maschi. Dunque diminuiranno inesorabilmente anche i sacerdoti, anche a tassi di reclutamento costanti: le ordinazioni passeranno, secondo i calcoli statistici, dalle 421 del 2003 alle 367 del 2010, fino alle 314 del 2015 e alle 297 del 2020. Risultato: la previsione di 25 mila preti nel 2023 va ulteriormente abbassata a 23 mila preti. E questo a tassi di reclutamento costanti, mentre l'esperienza ci dice che il reclutamento cala. Dunque la Chiesa cattolica continua dolcemente il suo cammino verso il declino. Sempre più minoranza in una società che apparentemente la applaude, ma in realtà la usa. Per bloccare questa tendenza e almeno stabilizzare il numero dei sacerdoti oggi presenti, dovrebbe verificarsi un incredibile aumento delle vocazioni, con incrementi del 77 per cento nazionale che in alcune regioni, secondo i calcoli degli statistici, dovrebbe essere addirittura del 200 per cento. Sarebbe davvero un miracolo.
Gianni Barbacetto (GQ, gennaio 2009)

http://www.societacivile.it/blog/inchieste/preti.html

E per finire, tiriamoci su... con questa pubblicita' ..."vocazionale" della Diocesi di St. Augustine

martedì 14 aprile 2009

Lunedì dell’Angelo 2009

Pasquetta da…”Gli struzzi”
Baciati da un sole fraterno e “scamiciato”, il Parroco P.Francesco con Fratel Fabrizio e Suor Enrica, ha portato alcuni parrocchiani (certamente fra i più bisognosi d’affetto) in una tradizionale scampagnata cultural-gastronomica fuori porta.
Meta la Val Sesia, precisamente Prato Sesia (No), raggiunta dopo una traboccante rassegna di lussureggianti verdi smeraldini e i promettenti vigneti del Gemme e del Gattinara.
Accoglienza sontuosa in un agriturismo atipico, molto ordinato, però, con un piccolo allevamento di struzzi silenti e interessati con gli occhi e i becchi ai nostri commenti, rinchiusi in alte reti accanto ai tradizionali volatili da cortile, tacchini, faraone, galline padovane e livornesi.
Sgambatura al vicino Santuario della Madonna della Neve, in posizione panoramica e invitante alla tradizionale foto di gruppo, prima dei brividi culinari. Salame di struzzo, penne al sugo di struzzo, carne di struzzo arrostita hanno frantumato pregiudizi e resistenze ancestrali e inviti alla frugalità. Alla fine un brindisi moscato/prosecco ha sigillato il LI° genetliaco di una dolce signora della compagnia.
La visita, tra commenti leggeri ed amichevoli sfottò, al fiume Sesia in un punto spettacolare e ben curato del suo percorso tortuoso ha anticipato la visita finale al Duomo di Novara e alla chiesa di S.Gaudenzio, patrono di Novara e suo vescovo al tempo di S.Ambrogio.
L’ingresso al Duomo neoclassico, preceduto da un quadriportico ed da un pronao dalle imponenti colonne corinzie, ha creato commozione non solo visiva perché i canonici della Cattedrale stavano salmodiando, nel coro dell’abside, i Vespri con devozione e sapienza gregoriana.
Spettacolare la cupola di S. Gaudenzio, alta 121 mt., di A. Antonelli, molto simile alla sua più conosciuta Mole di Torino. Ben curato e custodito lo scùrolo (tempietto) dove riposa il corpo del Santo, racchiuso in un’urna protetta da maglie d’alta oreficeria.
Giornata da ricordare, per la gioia della fratellanza, per l’arricchimento della mente, per il sorriso dello spirito.
Paolo Mason

Pasqua 2009

domenica 12 aprile 2009

La parabola di ogni rinascita...

Le tristi e dolorose notizie di queste ultimi giorni sul terremoto in Abruzzo hanno richiamato alla mia memoria le immagini e le sensazioni del terremoto umbro - marchigiano del 1997. In quel tempo mi trovavo ad Assisi. Certamente non si possono descrivere compiutamente le percezioni, il senso di impotenza e quasi rassegnazione di fronte alle impressionanti sequenze dei danni causati dal fenomeno naturale. Allora come oggi, la ricostruzione ed il ritorno alla normalità non furono così semplici e rapide come sperato. Un terremoto non fa crollare solo pietre e calcinacci, ma produce delle ferite nella carne viva di chi ne è vittima e non solo. Ma la tenacia dell’uomo che reagisce e non si rassegna all’ineluttabile cerca almeno di far “allentare la morsa” dell’oblio e della morte che lottano - attraverso la distruzione del sisma - contro la vita, la cultura, l’arte. Non è possibile rinunciare al coraggio di vivere e di ricominciare: il futuro comincia dopo l’ultima scossa.
Un terremoto può dunque diventare metafora di ogni male o problema che mina l’esistenza di ognuno di noi; e la speranza, il coraggio di rialzarsi e riprendere il cammino diventano immagine di ogni rinascita, di ogni cambiamento di vita che richiede sudore e sangue, sacrificio e pazienza, coraggio e speranza.
In questi giorni, dunque, molti nostri fratelli vivono lo stesso “mistero della Pasqua”, e consciamente o meno possono dire quanto San Paolo dice di sé: “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo” (Lettera ai Colossesi 1, 24). Da questo dolore solleviamo gli occhi a Cristo in croce e scopriamo che anche Gesù di Nazareth ha tremato di fronte alla morte, ma poi si è fidato, si è affidato a suo Padre…
Guardiamo il crocifisso e ritroviamo il volto dei tanti nuovi crocefissi che ogni giorno incontriamo sulle nostre strade.
Guardiamo il crocifisso e si affollano davanti al cuore tanti vostri occhi velati di lacrime, con tanti perché che rimangono senza una risposta ...
Guardiamo il crocifisso e preghiamo perché ogni uomo che soffre sappia di “avere un segreto in comune con Dio”, sappia che Dio è con Lui nel suo dolore.
Da oltre venti secoli il cammino dell'uomo e della sua libertà, il senso dell'esistenza è posto in gioco di fronte a questo annuncio: Gesù, il crocifisso, è risorto, Vive! Tutto inizia e dipende da quel mattino di Pasqua. Noi, da soli, saremmo rimasti al gelido silenzio del sabato santo. Quanto più la notte è notte, tanto più bella è l’aurora che porta in seno!
Termino con una nota di cronaca “nostra”. Anche questa potrebbe prendere spunto dal terremoto. Sì, perché le notizie di un possibile trasferimento di qualcuno dei padri o anche delle suore stesse sono risuonate “ufficiosamente” come quella di un terremoto! Certamente ne abbiamo parlato e continuiamo a parlarne nelle sedi opportune e la discussione su ciò che sia giusto fare o accettare in questi momenti non è priva di sofferenza e apprensione… soprattutto da parte mia! Nelle prossime settimane cercheremo di venirne a capo: vi invito quindi a pregare in questi giorni perché il Signore guidi e illumini i cuori e le menti affinché si prendano decisioni sagge e per il bene di tutti.
Il Signore risorto ci benedica e ci doni la gioia della sua presenza!
Il vostro amico e parroco,
P. Francesco

lunedì 26 gennaio 2009

Gennaio 2009: a che punto siamo?

...Eccovi, un breve ragguaglio sull’andamento dei “lavori”, di cui ha bisogno la nostra parrocchia.

1. Cappella
Sono state acquistate 42 sedie. La spesa è stata interamente coperta dal contributo dei parrocchiani. A breve verranno preparate le targhette da apporre su ogni sedia.
E’ stata realizzata una pedana per la sede. L’altare verrà conservato l’esistente ristingendolo, però, in larghezza e tinteggiato esternamente color marmorino. I suddetti lavori sono stati offerti gratuitamente dalla Ditta ADAS di R. Ambrogi.
Per completare l’arredamento interno si dovrà provvedere alla sede e al leggio da realizzare in legno e con lo stesso stile delle sedie. Per la piccola abside, alle spalle della sede, si stanno chiedendo dei preventivi e bozze - con il dipinto di un’annunciazione - da valutare nella possibilità e tempi di realizzazione.

2. Nuovo Centro Parrocchiale
E’ stata presentata all’Uff. Amministrativo della Curia di Milano la relazione pastorale: il Vicario episcopale, Mons. Delpini, ci ha comunicato verbalmente il parere positivo acchè partano i lavori. Anche dal Comune ci hanno dato un parere positivo tranne che per la copertura parziale della “Roggia Barona” (lato via Mazzini).
Verrà dunque presentata tutta la documentazione necessaria per l’approvazione e l’avvio dei lavori: l’ala nuova dell’Oratorio e appartamento delle suore, campetto di calcetto e tensostruttura con campo polivalente e ristrutturazione del sottochiesa.

giovedì 25 dicembre 2008

“Missione Natale”

Sembrava una missione impossibile, un compito maledettamente difficile da portare a termine…
Luca e Tiziana si erano incontrati nel pomeriggio del 24 di Dicembre e, seduti sul divano, non sapevano proprio che fare. Entrambi erano stati rimproverati dai nonni:
[Tiziana]: “Smettila di fare i capricci!…” - mi ha detto mia nonna - “Non è questo lo spirito del Natale!” Eppure stavo solo scrivendo una lettera a Babbo Natale con tante richieste di regali...
[Luca]: He sì, anch’io ne ho scritta una bella lunga a Babbo Natale e… per sicurezza anche alla Befana!”
[Tiziana]: …e poi cosa sarà mai lo spirito del Natale?
[Luca]: Sì, è vero! Anche i miei nonni si lamentavano: “non si vive più il Natale come una volta”!…ma cosa sarà mai lo “spirito del Natale”?
[Tiziana]: e come fare per vivere veramente il Natale?
[Luca]: Ascolta, mettiamoci alla ricerca; proviamo a chiedere a qualcuno... chissà se riusciremo a capirci qualcosa.
Innanzitutto Luca prova a ricercare su internet…
[Luca]: Ebbene, scriviamo “spirito del Natale”… niente! Accendo la tele: quasi quasi… ci sono! …no, aspetta: che dice?! “Vuoi fare il regalo perfetto?! …un natale magico? …con i fiocchi? …coca-cola? morbido - morbido?” Panettone, pandoro, capponi farciti, gnam gnam… profumi, play station, schermi piatti e giganti, telefonini e …uffa! ...basta! Credo che di spirito del Natale qui non ce ne sia proprio!
Tiziana chiede in giro…I suoi amici dicono che a scuola si parla di Natale, ci si augura “buone feste” …ma è la festa di chi? La festa di babbo natale? E chi e’? …la festa dei regali? …ma a me piacerebbe riceverli tutto l’anno! …la festa in cui si e’ tutti più buoni? ma forse sarà perché si mangia meglio? …e passata questa festa si ritorna a essere quelli di prima? ...cioè più cattivi? …e chi è solo? e chi sta male? e chi non ha abbastanza soldi? …niente Natale?!!
Ma insomma a questo punto interessa veramente anche a noi sapere cos’è veramente questo “spirito del Natale” che non c’e’ più! A chi chiedere? Continuiamo la ricerca!
[Luca]: Ho chiesto a mamma: lei mi ha detto che ai suoi tempi, a scuola si faceva il presepe. Ah, sì il presepe! Ci sono! La ricostruzione di una scena del Vangelo…
[Tiziana]: …sì, della nascita di Gesù! Luca: Già perché “Natale” significa “nascita” …e doveva pur essere la nascita di qualcuno!
[Tiziana]: OK, allora ci sono! “Presepe” “Nascita di Gesù” …papà mi ha letto proprio quella pagina del vangelo… ma lì non si parla di “magnate”, di “lettere per chiedere regali”, “di soldi spesi a palate” e… “coca cola”!
[Luca]: “in effetti Giuseppe e Maria non se la passavano proprio bene in quel tempo”… E anche Gesù, al freddo di una grotta…!”
[Tiziana]: …e se vogliamo trovare i regali dobbiamo attendere l’arrivo dei Re Magi!
[Luca]: Già ma, hai visto che regali? “oro, incenso e mirra”! Per un bambino appena nato non sono il massimo!“E lo spirito del Natale? - continuavano a chiedersi Luca e Tiziana passeggiando per le vie della città fra negozi ancora aperti per gli ultimi acquisti, in un turbinio di luci colorate e motivetti di carillon - Cos’è? …Chi ce lo spiega?”
In una viuzza secondaria intravedono una famiglia felice: non sono vestiti bene, anzi… eppure sono contenti: qualcuno li ha aiutati a trascorrere bene almeno questo Natale! Sì forse il segreto è …qualcosa che rende felici!
Dài, torniamo dai nonni, è fatta!
Sì, cari nipotini, lo spirito del Natale è la felicità che non danno le cose né i regali anche più costosi e preziosi! …è la felicità di essere buoni, perché Gesù ci ha dato la forza di essere buoni!…è la gioia di perdonare e sentirsi perdonati! …perché Gesù ci ha perdonati e ci dà il coraggio di perdonare!…di trovare qualcuno che altrimenti resterebbe solo! …perché Gesù non lascia nessuno da solo!…di aiutare chi è povero! …perché Gesù si è fatto povero per aiutare tutti noi… poveri!
…Natale è la festa dei “doni” …perché Gesù è il più grande regalo che Dio ci ha fatto!…e perché “donare” non significa solo regalare degli oggetti ma… “donare” significa amare gli altri.…“dedicare” tempo agli altri.…aiuto, attenzione, importanza!
Ebbene, cari bambini, cari genitori, cari giovani e adulti, vi auguriamo di “ritrovare” e vivere lo “spirito del Natale” con tanta felicità e gioia! Auguri!