Carissimi fedeli e amici,
mi rivolgo in particolare a voi giovani che, lunedì 4 gennaio u. s., per dare l’ultimo saluto al vostro amico Tonino Festa, avete partecipato alle sue esequie. In Chiesa eravate così numerosi da farla traboccare, così pure fuori sul sagrato e sulla strada, da impedire perfino il traffico alle auto. La vostra straordinaria partecipazione, pur se prevedibile, non si poteva immaginare in questo modo.
Tonino era stato battezzato in questa Chiesa il 22 ottobre dell’anno 1989 e la prima Comunione a maggio del 1999. Il prossimo 7 agosto avrebbe compiuto 21 anni, se nonché il tragico incidente stradale a Settimo Milanese di giovedì 31 dicembre u. s., ultimo dell’anno, lo ha strappato all’affetto dei suoi cari e di tutti noi, suoi amici, proiettandolo in una nuova dimensione del tempo. In lutto, lo abbiamo accolto per l’ultima volta nella nostra Chiesa parrocchiale per stringerci intorno ai propri cari per la preghiera e il riposo eterno della sua anima, ricordandolo anche tra lacrime ed emozioni di tutti.
Nella S. Messa concelebrata da me e da P. Biagio ho ricordato quello che ho provato la sera precedente, recandomi con Suor Enrica a fargli visita in obitorio a Milano, per una preghiera e una benedizione, ma anche per dare una parola di conforto e di fede ai presenti. Vedendo, però, lì accanto il papà impietrito dal dolore e la mamma esclamare nel pianto: “Lui riempiva la nostra vita”, ho sentito forte una stretta al cuore che mi ha impedito di esprimere le parole giuste.
Il legame familiare è una delle cose più profonde e più belle della vita per questo un genitore percepisce intensamente la presenza della persona amata nella sua fragile esistenza, che quando viene meno per la morte, se abbiamo il dono della fede, crediamo che la vita “Non è tolta, ma trasformata”.
Miei cari giovani, noi crediamo che esista un vincolo spirituale con i nostri cari defunti: sentirli così presenti nella fede e pregare per loro e con loro fa parte del sentirsi Chiesa. Ecco perché questo legame diventa più forte e più presente.
Per una madre e per un padre che perdono il proprio figlio; per un fratello o per una sposa, per il proprio caro, non vi è nulla di più tremendo. Gesù ha sofferto tutto il dolore del mondo. Dio non osserva solo da lontano, ma Egli soffre con noi. La sua Madre Addolorata ha tenuto tre le braccia il Figlio insanguinato tolto dalla Croce! Se vogliamo, qui c’è la risposta a tutte le nostre domande: Perché, Signore?
Il mistero del Natale che abbiamo contemplato in questi giorni, pur nella sua atmosfera di pace e di serenità, ci ha rivelato l’estrema precarietà e povertà di un Dio che si fa uomo nelle sembianze di un bimbo, segnato già dal “destino” della sua Passione e della sua Morte innocente. Egli non è venuto a spiegarci il dolore, ma è venuto a condividerlo. Nel Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù, rispondendo a Maria che piange la morte del fratello Lazzaro, quasi rimproverandolo: “Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”, le dice: “Tuo fratello risorgerà..….credi tu, questo?” . E lo chiede non solo a lei, in quella circostanza, ma lo chiede a ciascuno di noi. Questa è la domanda decisiva di tutta la vita. Questo significa aver fede.
Molte persone hanno difficoltà a credere alla Risurrezione, ma anche noi cristiani non riusciamo a comprendere l’idea di una vita felice dopo la morte perchè dipende dal fatto che viviamo in un mondo materialistico. Crediamo solo quello che vediamo, tocchiamo…Ma Dio ci ha fatto per la felicità che cerchiamo tra cose passeggere e dobbiamo confessare che nulla ci può soddisfare definitivamente, rendendoci davvero felici. Per questo Sant’Agostino disse: “Il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in te”. Dio stesso ha posto nel nostro cuore questo desidero infinito di felicità.
Voglio terminare con una preghiera per tutti noi: “Signore della vita, Tu che sei il vero amico degli uomini, che ti sei commosso di fronte alla morte dell’amico Lazzaro e lo hai restituito all’affetto delle sue sorelle, fa che il ricordo dell’amico Tonino che ha raggiunto la tua Casa, non sia per noi fonte di tristezza e di rassegnazione, ma impegno a servire la vita dei fratelli che più soffrono e hanno bisogno. Che il tuo Spirito di vita abiti nei nostri cuori e custodisca le persone che ci sono state più care e così sia”.
Con affetto vi saluto
Padre Renato
lunedì 11 gennaio 2010
Pellegrinaggio Parrocchiale ad Ars
e Torino con visita ai luoghi
del Curato d’Ars e alla Sacra Sindone
dall’8 all’11 aprile 2010
Giovedì 8 aprile: TREZZANO SUL NAVIGLIO /ARS
Partenza del gruppo di buon mattino. Pranzo lungo strada. Nel pomeriggio arrivo ad Ars e visita ai luoghi del Santo Curato. Sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.
Venerdì 9 aprile: ARS/LA SALETTE/GAP
Prima colazione e partenza per il Santuario de La Salette. Tempo a disposizione per le funzioni religiose e per la preghiera personale. Pranzo. Nel pomeriggio trasferimento a Gap per la sistemazione nelle camere riservate in hotel. Cena e pernottamento.
Sabato 10 aprile : GAP/TORINO
Dopo la colazione partenza per Torino e visita alla Sacra Sindone. Pranzo in ristorante. Visita guidata a piedi del centro storico della città e, al termine, trasferimento in hotel a circa 15 km da Torino (a pochi km dalla Sacra di S. Michele), sistemazione nelle camere e cena e pernottamento.
Domenica 11 aprile: TORINO/TREZZANO
Dopo la colazione trasferimento alla Sacra di S. Michele e visita guidata. Con prenotazione anticipata, possibilità di celebrare la S. Messa alle ore 12.00. Al termine ritorno in hotel per il pranzo e, di seguito, partenza per Trezzano.
Quota individuale di partecipazione € 390.00
Quota d’iscrizione obbligatoria € 30.00
Informazioni e prenotazioni in Parrocchia al più presto (tel.02/4451904)
del Curato d’Ars e alla Sacra Sindone
dall’8 all’11 aprile 2010

Giovedì 8 aprile: TREZZANO SUL NAVIGLIO /ARS
Partenza del gruppo di buon mattino. Pranzo lungo strada. Nel pomeriggio arrivo ad Ars e visita ai luoghi del Santo Curato. Sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.
Venerdì 9 aprile: ARS/LA SALETTE/GAP
Prima colazione e partenza per il Santuario de La Salette. Tempo a disposizione per le funzioni religiose e per la preghiera personale. Pranzo. Nel pomeriggio trasferimento a Gap per la sistemazione nelle camere riservate in hotel. Cena e pernottamento.
Sabato 10 aprile : GAP/TORINO
Dopo la colazione partenza per Torino e visita alla Sacra Sindone. Pranzo in ristorante. Visita guidata a piedi del centro storico della città e, al termine, trasferimento in hotel a circa 15 km da Torino (a pochi km dalla Sacra di S. Michele), sistemazione nelle camere e cena e pernottamento.
Domenica 11 aprile: TORINO/TREZZANO
Dopo la colazione trasferimento alla Sacra di S. Michele e visita guidata. Con prenotazione anticipata, possibilità di celebrare la S. Messa alle ore 12.00. Al termine ritorno in hotel per il pranzo e, di seguito, partenza per Trezzano.
Quota individuale di partecipazione € 390.00
Quota d’iscrizione obbligatoria € 30.00
Informazioni e prenotazioni in Parrocchia al più presto (tel.02/4451904)
Parole del Santo Curato d’Ars su…
La preghiera
- La preghiera è una dolce amicizia, una familiarità sorprendente (…) è un dolce colloquio di un bambino con suo Padre.
- Avete un cuore piccolo, ma la preghiera lo allarga e lo rende capace di amare Dio.
- Non sono le lunghe né le belle preghiere che il buon Dio guarda, ma quelle che vengono dal fondo del cuore, con un grande rispetto e un vero desiderio di piacere a Dio.
- Quanto un piccolo quarto d’ora che rubiamo alle nostre occupazioni, ad alcune cose inutili, per pregare, gli dà piacere!
- La preghiera privata somiglia alla paglia sparsa qui e là in un campo. Se si appicca il fuoco, la fiamma ha poco ardore, ma se si raggruppa quella paglia sparsa, la fiamma si fa abbondante e si alza in alto verso il cielo: così è della preghiera pubblica.
- Andiamo, anima mia, vai a conversare col buon Dio, a lavorare con Lui, a camminare con Lui, a combattere e soffrire con Lui. Lavorerai, ma Egli benedirà il tuo lavoro; camminerai, ma Egli benedirà i tuoi passi; soffrirai, ma Egli benedirà le tue lacrime. Quanto è grande, quanto è nobile, quanto è consolante fare tutto in compagnia e sotto gli occhi del buon Dio, e pensare che Egli vede tutto, conta tutto!…
Con le sue parole, Giovanni Maria Vianney
ha saputo toccare i cuori e guidarli verso Dio
- La preghiera è una dolce amicizia, una familiarità sorprendente (…) è un dolce colloquio di un bambino con suo Padre.
- Avete un cuore piccolo, ma la preghiera lo allarga e lo rende capace di amare Dio.
- Non sono le lunghe né le belle preghiere che il buon Dio guarda, ma quelle che vengono dal fondo del cuore, con un grande rispetto e un vero desiderio di piacere a Dio.
- Quanto un piccolo quarto d’ora che rubiamo alle nostre occupazioni, ad alcune cose inutili, per pregare, gli dà piacere!
- La preghiera privata somiglia alla paglia sparsa qui e là in un campo. Se si appicca il fuoco, la fiamma ha poco ardore, ma se si raggruppa quella paglia sparsa, la fiamma si fa abbondante e si alza in alto verso il cielo: così è della preghiera pubblica.
- Andiamo, anima mia, vai a conversare col buon Dio, a lavorare con Lui, a camminare con Lui, a combattere e soffrire con Lui. Lavorerai, ma Egli benedirà il tuo lavoro; camminerai, ma Egli benedirà i tuoi passi; soffrirai, ma Egli benedirà le tue lacrime. Quanto è grande, quanto è nobile, quanto è consolante fare tutto in compagnia e sotto gli occhi del buon Dio, e pensare che Egli vede tutto, conta tutto!…
Con le sue parole, Giovanni Maria Vianney
ha saputo toccare i cuori e guidarli verso Dio
SINTESI del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI
per la XLIII Giornata Mondiale della Pace - “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il Creato”
Pubblichiamo una sintesi del Messaggio del Papa. Per chi volesse leggere il Messaggio per intero
può rivolgersi in Parrocchia o
può andare sul sito:
http://www.vatican.va/latest/latest_it.htm
«Il rispetto del creato riveste grande rilevanza, anche perché la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio e la sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità».
«L’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato, che la Sacra Scrittura descrive, è stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva, dell’uomo e della donna, che hanno bramato occupare il posto di Dio, rifiutando di riconoscersi come sue creature.
La conseguenza è che si è distorto anche il compito di dominare la terra, di coltivarla e custodirla e tra loro e il resto della creazione è nato un conflitto (cfr Gen 3,17-19)».
«Il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici».
«Compete alla comunità internazionale e ai Governi nazionali dare i giusti segnali per contrastare in modo efficace quelle modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso dannose».
«Sembra infatti urgente la conquista di una leale solidarietà intergenerazionale. I costi derivanti dall'uso delle risorse ambientali comuni non possono essere a carico delle generazioni future».
«Oltre a una leale solidarietà inter-generazionale, va ribadita l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà intra-generazionale, specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di sviluppo e quelli altamente industrializzati».
«La crisi ecologica mostra l’urgenza di una solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo. È infatti importante riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la responsabilità storica dei Paesi industrializzati».
«I Paesi meno sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono tuttavia esonerati dalla propria responsabilità rispetto al creato, perché il dovere di adottare gradualmente misure e politiche ambientali efficaci appartiene a tutti».
«È necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale».
«Auspico, pertanto, l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita».
«Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita».
«Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Tale responsabilità non conosce frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, è importante che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché venga superata la prevalenza degli interessi particolari».
«Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare sé stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale».
«Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi». «Una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona. (...) In tal modo, si viene di fatto a eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della dignità di tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, a un nuovo panteismo con accenti neopagani».
«Invito tutti i credenti a elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato».
Benedetto XVI
(pubblicato sul nr. 1/2010 di Famiglia Cristiana)
Pubblichiamo una sintesi del Messaggio del Papa. Per chi volesse leggere il Messaggio per intero
può rivolgersi in Parrocchia o
può andare sul sito:
http://www.vatican.va/latest/latest_it.htm
«Il rispetto del creato riveste grande rilevanza, anche perché la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio e la sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità».
«L’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato, che la Sacra Scrittura descrive, è stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva, dell’uomo e della donna, che hanno bramato occupare il posto di Dio, rifiutando di riconoscersi come sue creature.
La conseguenza è che si è distorto anche il compito di dominare la terra, di coltivarla e custodirla e tra loro e il resto della creazione è nato un conflitto (cfr Gen 3,17-19)».
«Il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici».
«Compete alla comunità internazionale e ai Governi nazionali dare i giusti segnali per contrastare in modo efficace quelle modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad esso dannose».
«Sembra infatti urgente la conquista di una leale solidarietà intergenerazionale. I costi derivanti dall'uso delle risorse ambientali comuni non possono essere a carico delle generazioni future».
«Oltre a una leale solidarietà inter-generazionale, va ribadita l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà intra-generazionale, specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di sviluppo e quelli altamente industrializzati».
«La crisi ecologica mostra l’urgenza di una solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo. È infatti importante riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi ecologica, la responsabilità storica dei Paesi industrializzati».
«I Paesi meno sviluppati e, in particolare, quelli emergenti, non sono tuttavia esonerati dalla propria responsabilità rispetto al creato, perché il dovere di adottare gradualmente misure e politiche ambientali efficaci appartiene a tutti».
«È necessario che le società tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti improntati alla sobrietà, diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorando le condizioni del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricerca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale».
«Auspico, pertanto, l’adozione di un modello di sviluppo fondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisione del bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessario cambiamento degli stili di vita».
«Si rende ormai indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita».
«Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Tale responsabilità non conosce frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, è importante che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operando affinché venga superata la prevalenza degli interessi particolari».
«Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare sé stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale».
«Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi». «Una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona. (...) In tal modo, si viene di fatto a eliminare l’identità e il ruolo superiore dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della dignità di tutti gli esseri viventi. Si dà adito, così, a un nuovo panteismo con accenti neopagani».
«Invito tutti i credenti a elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato».
Benedetto XVI
(pubblicato sul nr. 1/2010 di Famiglia Cristiana)
Nuovi parroci, settimana residenziale
È destinata ai responsabili di Comunità pastorali, ai parroci e agli amministratori parrocchiali, nominati nel corso dell’anno 2009, la Settimana residenziale proposta dalla Formazione permanente del clero, che si svolgerà presso la Villa Sacro Cuore di Triuggio, dall’ 11 al 15 gennaio.
Ci sarà l’opportunità di incontrare l’Arcivescovo che terrà una riflessione il 15/1. È in programma anche un’assemblea con i Vicari episcopali di Zona il 14/1 per dialogare sul tema delle Comunità pastorali.
La Settimana residenziale per i nuovi parroci offrirà l’occasione per meglio comprendere quale volto spirituale è chiamato ad assumere il ministero del presbitero in questo singolare momento della vita della Chiesa.
Essa, inoltre, aiuterà a cogliere meglio il senso e il fine delle dinamiche partecipative e missionarie che le parrocchie e le Comunità pastorali sono oggi fortemente invitate a coltivare.
P. Renato parteciperà alla settimana residenziale per i nuovi parroci, e tutta la comunità parrocchiale vuole accompagnarlo con la propria preghiera.
Ci sarà l’opportunità di incontrare l’Arcivescovo che terrà una riflessione il 15/1. È in programma anche un’assemblea con i Vicari episcopali di Zona il 14/1 per dialogare sul tema delle Comunità pastorali.
La Settimana residenziale per i nuovi parroci offrirà l’occasione per meglio comprendere quale volto spirituale è chiamato ad assumere il ministero del presbitero in questo singolare momento della vita della Chiesa.
Essa, inoltre, aiuterà a cogliere meglio il senso e il fine delle dinamiche partecipative e missionarie che le parrocchie e le Comunità pastorali sono oggi fortemente invitate a coltivare.
P. Renato parteciperà alla settimana residenziale per i nuovi parroci, e tutta la comunità parrocchiale vuole accompagnarlo con la propria preghiera.
martedì 5 gennaio 2010
"Casa di Comunione"
Carissimi fedeli ed amici,
Volendo parlare dell’identità della Parrocchia, riporto alcune definizioni della stessa, frutto di una riflessione “popolare”, d’alcuni anni addietro, di 2/3 mila fedeli parrocchiani, indipendentemente dal fatto d’essere in parte praticanti, della Diocesi di Padova, fatta nei Gruppi di riflessione.
Le tre immagini uscite da questo lavoro di confronto sono state in qualche modo “colte” e messe in evidenza dagli esperti che hanno analizzato tutto il lavoro fatto dalla base ed è stata quella d’averla percepirla come Casa di comunione, Scuola di formazione e Ponte sul territorio. Al Buon Pastore, nella mia ex parrocchia padovana, hanno partecipato a questo lavoro di Riflessione ben tre gruppi, per un totale di una quarantina di persone, alcune delle quali si sono inserite nel Direttivo del nuovo Centro Parrocchiale rinnovato.
Personalmente, delle tre definizioni, quella che maggiormente piace è la prima. Ecco che cosa bisogna intendere per “Casa di comunione”. Riporto alcuni stralci e/o frasi che possono aiutarci nella nostra parrocchia di S. Lorenzo a Trezzano: prima della Catechesi, della Liturgia, della Carità viene la comunione, o meglio, una comunità capace di accoglienza sincera, di apertura, di condivisione… Come può essere reso visibile tutto questo, cioè come si può tradurre questa sensibilità in strutture di comunione?
· Attraverso una spiritualità di comunione: (sguardo sul mistero della Trinità che abita in noi, sentire il fratello “come uno che mi appartiene”, capacità di vedere prima di tutto il positivo che c’è nell’altro, etc.)
· Attraverso la cura degli spazi e dei luoghi
- Spazio personale (capacità di stare insieme, tempo a disposizione, disponibilità, etc.)
- Spazio comunitario (liturgia, incontri, occasioni di stare insieme, etc.)
- Spazio materiale (luoghi per stare insieme, oratorio, strutture sportive e ricreative).
Su quest’ultimo punto, ora, ci sentiamo tutti impegnati per la cura e la progettazione degli spazi (Nuovo Oratorio) che non sono e non possono rimanere solo un “affare” del parroco e di pochi addetti: spazi nei quali i parrocchiani si sentano veramente “a casa”, piuttosto che “ospiti” o, ancor peggio, “utenti”.
Rinnovando gli auguri di un Nuovo Anno in comunione e in pace, saluto con affetto.
Padre Renato
Volendo parlare dell’identità della Parrocchia, riporto alcune definizioni della stessa, frutto di una riflessione “popolare”, d’alcuni anni addietro, di 2/3 mila fedeli parrocchiani, indipendentemente dal fatto d’essere in parte praticanti, della Diocesi di Padova, fatta nei Gruppi di riflessione.
Le tre immagini uscite da questo lavoro di confronto sono state in qualche modo “colte” e messe in evidenza dagli esperti che hanno analizzato tutto il lavoro fatto dalla base ed è stata quella d’averla percepirla come Casa di comunione, Scuola di formazione e Ponte sul territorio. Al Buon Pastore, nella mia ex parrocchia padovana, hanno partecipato a questo lavoro di Riflessione ben tre gruppi, per un totale di una quarantina di persone, alcune delle quali si sono inserite nel Direttivo del nuovo Centro Parrocchiale rinnovato.
Personalmente, delle tre definizioni, quella che maggiormente piace è la prima. Ecco che cosa bisogna intendere per “Casa di comunione”. Riporto alcuni stralci e/o frasi che possono aiutarci nella nostra parrocchia di S. Lorenzo a Trezzano: prima della Catechesi, della Liturgia, della Carità viene la comunione, o meglio, una comunità capace di accoglienza sincera, di apertura, di condivisione… Come può essere reso visibile tutto questo, cioè come si può tradurre questa sensibilità in strutture di comunione?
· Attraverso una spiritualità di comunione: (sguardo sul mistero della Trinità che abita in noi, sentire il fratello “come uno che mi appartiene”, capacità di vedere prima di tutto il positivo che c’è nell’altro, etc.)
· Attraverso la cura degli spazi e dei luoghi
- Spazio personale (capacità di stare insieme, tempo a disposizione, disponibilità, etc.)
- Spazio comunitario (liturgia, incontri, occasioni di stare insieme, etc.)
- Spazio materiale (luoghi per stare insieme, oratorio, strutture sportive e ricreative).
Su quest’ultimo punto, ora, ci sentiamo tutti impegnati per la cura e la progettazione degli spazi (Nuovo Oratorio) che non sono e non possono rimanere solo un “affare” del parroco e di pochi addetti: spazi nei quali i parrocchiani si sentano veramente “a casa”, piuttosto che “ospiti” o, ancor peggio, “utenti”.
Rinnovando gli auguri di un Nuovo Anno in comunione e in pace, saluto con affetto.
Padre Renato
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